Psicoterapia Breve Focale Integrata: cos’è e come funziona
Articolo a cura Dott.ssa Roberta Sarlo
La Psicoterapia Breve Focale Integrata, sviluppata a partire dal lavoro di Giancarlo Zapparoli e Maria Clotilde Gislon, è un approccio psicoterapeutico che propone un intervento mirato, flessibile e attento alla specificità della persona. Integra principalmente la prospettiva psicodinamica e quella cognitivo-comportamentale, insieme ai contributi delle teorie evolutive e del ciclo di vita. L’obiettivo non è applicare una tecnica uguale per chiunque, ma individuare il modo di intervento più adatto alla persona e alla difficoltà che sta attraversando.
Perché si chiama Psicoterapia “Breve Focale Integrata”?
I tre termini descrivono alcune caratteristiche fondamentali di questo approccio.
Focale: individuare ciò che è centrale
“Focale” deriva da focus, cioè il punto centrale su cui si concentra il lavoro terapeutico.
Quando una persona chiede aiuto porta spesso una storia complessa, fatta di esperienze, emozioni, relazioni e difficoltà diverse. Nella fase iniziale, chi conduce la terapia cerca di comprendere quale sia il problema prioritario, quello che in quel momento incide maggiormente sul benessere della persona.
Il focus non coincide necessariamente con il sintomo. Dietro, per esempio, a un’ansia legata a una situazione sociale possono esserci conflitti personali, modalità relazionali consolidate, convinzioni su di sé o difficoltà legate al particolare momento della vita che la persona sta attraversando. Per questo il focus viene individuato attraverso i primi colloqui e la valutazione clinica, tenendo insieme ciò che la persona porta e il significato che quella difficoltà assume nella sua storia.
Individuare il focus significa quindi dare una direzione al lavoro terapeutico, concentrandosi su un problema significativo la cui elaborazione possa favorire un cambiamento importante.
Breve: concentrarsi senza essere superficiali
“Breve” non significa che la terapia sia necessariamente semplice o superficiale, né che debba risolvere ogni problema in poche sedute.
La brevità riguarda soprattutto il modo di organizzare il lavoro: si cerca di concentrare l’intervento sugli aspetti più significativi, attraverso una valutazione iniziale e la definizione condivisa degli obiettivi.
In alcuni casi è possibile lavorare su un singolo focus; in altri, soprattutto quando la situazione è più complessa, il percorso può svilupparsi attraverso diverse fasi, ciascuna orientata a un obiettivo specifico. Essere focalizzati non significa quindi rinunciare alla profondità, ma scegliere quali aspetti della storia della persona siano maggiormente collegati alla difficoltà attuale e possano essere utilmente elaborati.
Integrata: mettere in dialogo prospettive diverse
Il modello integra principalmente la prospettiva psicodinamica e quella cognitivo-comportamentale, utilizzandole singolarmente o insieme in base alle necessità della persona. Comprende inoltre i contributi delle teorie evolutive e del ciclo di vita e il modello dell’integrazione funzionale elaborato da Giancarlo Zapparoli.
La prospettiva psicodinamica aiuta a comprendere il significato più profondo della difficoltà, esplorando il ruolo che possono avere esperienze precedenti, relazioni significative, emozioni e conflitti interni nel modo attuale di vivere se stessi e gli altri. Non si chiede soltanto “che cosa sta succedendo?”, ma anche “perché questa situazione ha questo significato per questa persona?”.
La prospettiva cognitivo-comportamentale permette invece di osservare più direttamente il rapporto tra pensieri, emozioni e comportamenti. Per esempio, una persona che si sente insicura può pensare di non essere all’altezza ed evitare alcune situazioni; proprio questo evitamento può contribuire a mantenere l’insicurezza. In questi casi il lavoro può concentrarsi sulle convinzioni, sulle modalità di interpretare gli eventi e sui comportamenti che mantengono il problema.
Integrare questi approcci non significa semplicemente mettere insieme molte tecniche. Significa scegliere, in base al focus e alle caratteristiche della persona, quale prospettiva e quali strumenti possano essere più utili. L’integrazione diventa così un criterio di flessibilità: è il problema della persona a orientare il metodo, e non il contrario.
La persona dentro la propria storia e il proprio ciclo di vita
Un elemento importante del modello è l’attenzione alle teorie evolutive e del ciclo di vita. Una difficoltà psicologica non si manifesta infatti isolatamente, ma all’interno della storia personale e in un determinato momento dell’esistenza.
Le diverse fasi della vita richiedono continui adattamenti. Anche eventi comuni, come iniziare un lavoro, diventare genitore, separarsi, trasferirsi, affrontare una perdita o cambiare il proprio ruolo nella famiglia, possono mettere in discussione equilibri che fino a quel momento avevano funzionato.
In questa prospettiva, una crisi o un sintomo possono essere anche segnali di una difficoltà di adattamento o di una fase di trasformazione. Comprendere la persona significa quindi tenere conto della relazione tra la sua storia, i suoi bisogni, le sue risorse e il momento evolutivo che sta attraversando.
Come viene individuato il focus?
La fase iniziale ha un ruolo particolarmente importante. Attraverso i primi colloqui, chi conduce la terapia cerca di comprendere che cosa sta succedendo, come si manifesta la difficoltà e che significato ha per quella persona.
Vengono considerati, tra gli aspetti rilevanti, la natura del problema, il momento in cui è comparso, i pensieri, le emozioni e i comportamenti associati, gli aspetti personali e relazionali, gli eventi della storia collegati alla situazione attuale e le risorse che la persona può già utilizzare.
Il focus nasce dall’integrazione di queste informazioni. Non è quindi necessariamente identico al problema con cui la persona arriva in terapia, ma è il risultato di un processo di comprensione clinica che permette di individuare il nucleo prioritario su cui lavorare.
Per esempio, una persona potrebbe arrivare dicendo di avere “problemi sul lavoro”. Nel corso della consultazione potrebbe emergere che la difficoltà centrale riguarda soprattutto la paura del giudizio e il bisogno di sentirsi sempre all’altezza. In questo caso, il focus potrebbe essere diverso dalla richiesta iniziale e diventare una guida più precisa per il percorso.
Come si sviluppa il percorso?
Una volta individuato il focus, la persona e chi conduce la terapia definiscono un obiettivo di lavoro. La terapia si concentra quindi sulla comprensione e sul superamento di quel particolare blocco, verificando nel tempo i cambiamenti e il raggiungimento degli obiettivi.
Il lavoro può comprendere diversi momenti: comprendere i meccanismi che mantengono la difficoltà; elaborare emozioni, conflitti e significati personali; modificare modalità di pensiero e comportamenti poco funzionali; sperimentare modi nuovi di affrontare le situazioni; e valorizzare le risorse personali già presenti.
Una volta raggiunto un obiettivo, il percorso può concludersi oppure, quando è opportuno e la persona lo desidera, può essere individuato un nuovo focus, avviando una fase successiva. La logica rimane quella di procedere per obiettivi, mantenendo il trattamento orientato e coerente.
In quali situazioni può essere utile?
La Psicoterapia Breve Focale Integrata può essere utile quando una persona attraversa una difficoltà circoscritta o un momento di crisi che interferisce con il proprio equilibrio. Può essere utilizzata, per esempio, in presenza di:
- ansia e difficoltà nella gestione delle emozioni;
- insicurezza e problemi di autostima;
- difficoltà nelle relazioni affettive o familiari;
- momenti di cambiamento e transizione;
- separazioni, perdite o altri eventi significativi;
- situazioni in cui le modalità abituali di affrontare la vita non sembrano più funzionare;
- difficoltà legate a particolari fasi del ciclo di vita.
Non esiste naturalmente un approccio adatto a ogni persona e a ogni situazione. La valutazione iniziale serve anche a capire se questo tipo di intervento sia indicato, quali obiettivi siano realistici e quale modalità di trattamento sia più appropriata.
Un approccio breve, ma orientato alla persona
La Psicoterapia Breve Focale Integrata parte dall’idea che brevità, profondità e personalizzazione possano convivere.
L’obiettivo non è affrontare necessariamente tutta la storia della persona, né ridurre la complessità del disagio a un singolo sintomo. È piuttosto individuare, all’interno di quella complessità, il punto sul quale un intervento mirato può favorire un cambiamento significativo.
Il focus diventa così il filo conduttore del percorso: permette di mantenere la terapia concentrata senza perdere di vista la storia, le relazioni, i bisogni e le risorse della persona. Chi conduce la terapia utilizza prospettive e strumenti diversi per costruire insieme alla persona un percorso coerente con le sue caratteristiche e con il momento della vita che sta attraversando.
In questa prospettiva, il fine della terapia non è soltanto ridurre un sintomo, ma comprendere meglio ciò che si sta vivendo, superare i blocchi che ostacolano il proprio percorso e recuperare la possibilità di utilizzare in modo più libero ed efficace le proprie risorse.
Bibliografia
- Gislon, M. C. (2005). Manuale di psicoterapia psicoanalitica breve. Dialogos Edizioni.
- Gislon, M. C. (2009). La specificità dei bisogni come strumento di valutazione diagnostica. Dialogos Edizioni.
Articolo a cura Dott.ssa Roberta Sarlo










